
Dalle
pittoresche spiagge di Mazzarò e Isola bella alle nevi dell’Etna,
in meno di un’ora: è lo slogan sul quale Taormina ha edificato
le sue fortune turistiche. E mai slogan pubblicitario è stato
così azzeccato, chiaro, persuasivo.
“Basta un po’ di sole, in pieno inverno, per popolare le
spiagge di quest’isola meravigliosa”, scriveva nei suoi
cahiers de voyage il francese Roger Peyrefitte, negli anni del secondo
dopoguerra “E destandosi la mattina, aprendo le finestre sul più
azzurro e invitante dei mari, c’è sempre per il turista
l’imbarazzo della scelta: meglio andare al mare, oggi, o piazzare
gli sci sul cofano della macchina per andare a sciare sull’Etna?…”.
Mare e neve, neve e mandorlo in fiore. “Fu con questi incredibili
accostamenti, che sembravano il frutto di una fantasia assai sbrigliata”,
racconta il giornalista taorminese Gaetano Saglimbeni nel suo Album
Taormina, “che il pittore tedesco Ottone Geleng, nel lontano 1864,
conquistò i super-diffidenti critici europei, li sfidò
a venire a Taormina per verificare di persona se corrispondeva al vero
quello che vedevano nei suoi quadri (mandorlo in fiore e neve, sullo
sfondo di un mare azzurrissimo), e gettò le basi della industria
del turismo, con quella sua singolarissima sfida, dopo aver convinto
il proprietario di una vecchia casa padronale sulle pendici del teatro
greco a improvvisare con poche stanze per gli ospiti quello che sarà
il primo albergo di Taormina, il Timeo”.
Non erano per nulla fantasiosi, i quadri del tedesco Otto Geleng. Mezzo
secolo dopo, l’inglese David Herbert Lawrence scriveva nella novella
Sole, durante il suo soggiorno a Taormina, tra il 1920 ed il ’22:
“Alla fine di febbraio fu all’improvviso molto caldo. I
fiori dei mandorli cadevano come neve rosa al solo tocco della minima
brezza. Erano spuntati gli anemoni, piccoli fiori setosi, gli asfodeli
erano alti nei loro boccioli bianchi e rosa; ed il mare era d’un
azzurro fiordaliso”.
Isola bella, Mazzarò, Spisone, Copacabana, Mazzeo (al confine
con Letojanni), le splendide spiagge di Taormina; e dall’altra
parte, quelle del Capo, di Villagonia, dirimpettaie dei lidi di Giardini-Naxos,
nella suggestiva baia della prima colonia greca in Sicilia

“Il
più azzurro dei mari”, secondo Peyrefitte; “d’un
azzurro fiordaliso”, per Lawrence; “azzurrissimo”,
nei quadri di Otto Geleng. Acque limpide, dai colori estremamente cangianti,
che comprendono anche il “color perla del primo mattino”,
a leggere il De Amicis del 1905, ed arrivano al “turchino di certi
tramonti”, secondo il Truman Capote del 1951. Giochi di luce spettacolari,
affascinanti, provocati dai riflessi del sole, dal verde che in certe
zone della costa è intensissimo, dal colore delle rocce a picco
sul mare, dei faraglioni, delle alghe sui fondali.
Acque cangianti, soprattutto, all’interno delle pittoresche grotte.
Suggestiva e famosissima la Grotta azzurra, sui costoni del Capo Sant’Andrea,
dal lato dell’Isola bella. Si entra in barca, in gruppi o singolarmente.
Per gli innamorati in vacanza, ovviamente, è una tappa d’obbligo,
suggestiva ed esaltante come poche.