
Il pittoresco e suggestivo scoglio dell’Isola
bella è lo scorcio paesaggistico di Taormina certamente più
famoso al mondo, insieme alle colonne del teatro greco-romano che inquadrano
l’Etna ammantato di neve ed il mare di Naxos.
In questa splendida baia sostò a lungo, alla fine dell’800,
la nave del Kaiser, la famosissima “reggia galleggiante”
che il magnate della carta stampata americana e produttore cinematografico
William Randolph Hearst acquisterà poi per le gloria propria
e quella di Marion Davis, biondissima starlet dagli ammalianti occhi
blu-lago, destinata (nei programmi del ricchissimo e prestigioso amante)
al ruolo di diva hollywoodiana del cinema (allora) muto.
“Credo poco all’inferno, ma credo al paradiso, perché
l’ho visto: è questo”, scriveva Edmondo De Amicis
nel 1905, ammaliato dall’incantevole isolotto che il tedesco Johann
Wolfgang Goethe, nel 1787, aveva definito il “lembo più
affascinante del paradiso Taormina”.
L’Isola bella è dal luglio del 1990 proprietà della
Regione Siciliana, che l’ha inserita nel piano di “parchi
e riserve” creato con la legge n. 14 del 1988. L’assessorato
regionale per l’Ambiente ed il Territorio ne affidava in quello
stesso anno la gestione al WWF Italia ONLUS, associazione italiana per
il World Wildlife Found, indicata per la gestione già nel 1991.
Si era mosso anche l’UNESCO per questo incantevole scoglio, sollecitando
l’intervento pubblico per la sua valorizzazione, e le pressioni
sempre decise delle associazioni ambientaliste (con in testa la sezione
taorminese del WWF, affidata all’entusiasmo di un giovane e valoroso
chirurgo, Francesco Valente) hanno avuto il loro peso ed i loro indubbi
meriti nella decisione della Regione.
Lunga e tormentata la storia di questo pittoresco scoglio. Donato nel
1806 da Ferdinando I di Borbone al Comune di Taormina, passò
poi in mano ai privati, per difficoltà economiche gestionali.
L’acquistò per 14 mila lire una ricchissima nobildonna
inglese, Florence Trevelyan, cugina ed ex amante del futuro re Edoardo
VII, esiliata a Taormina dalla zia regina Vittoria per le sue esuberanze
poco gradite a corte quando Edoardo convolò a giuste nozze, poi
felice sposa di un chirurgo taorminese, il prof. Salvatore Cacciola.
La signora Florence Trevelyan in Cacciola, che (oltre alle sterline)
aveva il culto delle cose belle, si dedicò anima e corpo a quell’isolotto.
Cominciò col farvi costruire una casetta nascosta nel verde,
per trascorrervi un paio di ore delle sue intense e laboriosissime giornate;
vi introdusse poi piante esotiche di ogni specie, con rarissime essenze,
che ancora oggi rappresentano un patrimonio di immenso valore e sono
parte integrante dello splendo manto verde che l’isolotto può
esibire tutto l’anno, anche in piena estate.
Dal prof. Salvatore Cacciola, morto qualche anno dopo la moglie inglese,
ereditò tutto il giovane avvocato Cesare Acrosso, il quale vendette
l’isolotto alla famigli dei Lo Turco per 30 mila lire (più
del doppio di quanto la signora Florence l’aveva acquistata dal
Comune). Non fu un felice acquisto, da parte dei Lo Turco, perché
il Comune aveva posto un ferreo divieto per ulteriori costruzioni. Abbandonato
per decenni, il pittoresco scoglio fu infine acquistato (nel 1954) dalla
famiglia Bosurgi di Messina, proprietaria di una importante fabbrica
di essenze agrumicole, la Sarderson, che aveva filiali a Londra e Cuba.
Ed i Bosurgi, sorprendendo tutti, riuscirono a superare il divieto posto
dal Comune. Costruirono ben dodici casette, in aggiunta a quella esistente,
in quella sorta di paradiso terrestre: per le vacanze proprie e quelle
degli amici. Un mini-villaggio di lusso, con piscina all’aperto,
completamente nascosto dal verde (e fu questo il grande merito dei Bosurgi:
non avere deturpato l’ambiente). Gli ospiti erano armatori, imprenditori,
gente del cinema.
Tutto finì poi, intorno al 1970, con il fallimento della Sanderson..
Completamente abbandonato dai Bosurgi, il mini-villaggio fu preda dei
balordi e dei vandali, che bivaccavano in quei deliziosi appartamentini
notte e giorno (donne, alcol, droga), e distrussero tutto, dopo aver
portato a casa tutto quello che c’era da portar via. Anche il
verde cominciava a scomparire dall’isolotto, in maniera sempre
più
preoccupante. Si mossero in tanti, per fortuna, e quel piccolo “paradiso
terrestre” fu messo all’asta. La offerta migliore, per una
decina di miliardi delle vecchie lire, arrivò dalla Regione Siciliana,
e vinsero, una volta tanto, logica e buon senso.
Quell’isolotto è un bene pubblico, un patrimonio di inestimabile
valore che appartiene al mondo. Alla pubblica amministrazione, ora,
il compito e il dovere di valorizzarlo, nell’interesse di tutti:
dei turisti che vengono qui da tutto il mondo, non soltanto di Taormina
e dei taorminesi.
